Intervista ad Antonio Colamonici

Da Beppe D’Amico – Ufficio Stampa Canottieri Elpis, riceviamo e volentieri pubblichiamo intervista al Direttore Tecnico  Antonio  Colamonici:

0525_Antonio ColamoniciPuntare sui vivai, nulla di più e nulla di meno. Sembra facile la ricetta di Antonio Colamonici, direttore tecnico dell’Elpis ma anche caposettore nazionale settore junior maschile dal 2012, per dare un futuro nuovo e di successi al canottaggio italiano e ligure, ma la frase “è davvero dai pilastri dei settori giovanili che si costruisce il futuro di uno sport e di una società”, è quasi il suo motto. Un esempio su tutti, all’estero ed extra remiero, la “cantera” del Barcellona che ha permesso ai blaugrana di sfornare talenti come Xavi e di dominare da dieci anni il calcio europeo e mondiale.

Abbiamo chiesto proprio a Colamonici di farci un quadro del canottaggio italiano attuale.
“Il canottaggio italiano deve considerare i vivai una eccellenza e una priorità assoluta e solo così si potrà continuare a guardare al futuro con quella fiducia che fa dell’Italia del remo olimpico degli ultimi decenni una delle nazioni con maggiore tradizione e successi in campo internazionale. Per fare questo, è necessario anche continuare sulla strada intrapresa per creare una classe competitiva, competente e moderna di allenatori, atleti e società i cui presidenti guardino al canottaggio in maniera del tutto nuova e moderna”.

Un nuovo modo di guardare al canottaggio: in che senso?
“Inutile nasconderlo: oggi lo sport è disciplinato da precisi standard, da business ad alto livello e marketing. Si formano campioni e nello stesso tempo si vende l’immagine di un atleta e della società di appartenenza, questo vale oggi per il calcio, il basket e tutti gli altri sport come il canottaggio”.

E per l’Elpis?
“Per l’Elpis, che è già una società fatta di gente capace e dalle larghe vedute, il mio compito sarà dare un nuovo impulso al vivaio, introducendo nuove metodologie di approccio tecnico, di allenamento e di indirizzo psicologico per gli atleti, avvalendomi di un già valido staff tecnico e societario ed anzi in questo senso ringrazio il presidente Pietro Dagnino per avermi voluto con lui. All’Elpis intendo fornire la mia esperienza per farle fare un salto di qualità per quello che riguarda la crescita dei suoi atleti più giovani e di quelli già nel giro delle diverse nazionali. Un vogatore si costruisce dalle fondamenta con un lungo lavoro nel tempo, non si può vivere solo di campioni una tantum e sperare che sia sempre così, bisogna allargare le basi del reclutamento e lavorare sodo”.

Come giudica il remo nostrano?
“Il canottaggio ligure e genovese è di buon livello ma, come detto prima, può e deve ancora crescere e migliorare, cercando una maggiore collaborazione e sinergia tra le società, il solo modo per permettere ai futuri atleti di crescere e maturare in un ambiente sano e stimolante. È solo evolvendosi in sport moderno, con metodi di allenamento nuovi e con società sane, che il canottaggio italiano tutto, Elpis compresa, potrà ambire al top e su questi principi si basa e si baserà il mio lavoro sia a livello nazionale che di Elpis”.

Un’Elpis che, come le altre società locali, può usufruire del campo di regata di Prà, da poco più di un anno centro nazionale decentrato di rilevanza federale per gare e allenamenti.

“Un fatto, questo, importantissimo. Il bacino di Prà è una porzione di acqua strappata al mare, forse, per vento e acque a volte poco calme, non proprio perfetto per il canottaggio, ma è d’altra parte un luogo utilissimo e molto importante per gli atleti liguri, che a Prà possono avere, diciamo così, sotto casa un campo dove allenarsi e mettersi alla prova quando vogliono”.

Concludiamo: nel weekend, al Lago Patria, i Tricolori Under 23, Ragazzi ed Esordienti.

“Per quanto ho detto sopra, un appuntamento fondamentale non solo per l’Elpis, ma anche per tutti i giovani talenti dei vivai italiani. Un weekend in cui io portò capire bene a fondo le nuove leve dell’Elpis e le loro potenzialità, ma anche rendermi conto della qualità dei giovani e dei giovanissimi in circolazione, perché è anche attraverso il confronto che si cresce tutti insieme”.

3 commenti su “Intervista ad Antonio Colamonici”

  1. “creare una classe competitiva, competente e moderna di allenatori, atleti e società i cui presidenti guardino al canottaggio in maniera del tutto nuova e moderna”

    “Si formano campioni e nello stesso tempo si vende l’immagine di un atleta e della società di appartenenza”

    “non si può vivere solo di campioni una tantum e sperare che sia sempre così, bisogna allargare le basi del reclutamento e lavorare sodo”

    musica per le mie orecchie!!!!!

  2. Caro Colamonici, la realtà delle numerose società è molto diversa sotto tutti i vari punti di vista. L’Elpis credo sia da considerare tra le più affermate e tu avrai certamente tutti gli strumenti per dare il giusto contributo che delineavi nella intervista, e personalmente ti auguro di raggiungere i migliori risultati. Teniamo conto che l’allargamento della base può avvenire da due fronti: da una parte la scuola (che mi sembra assai trascurata) e dall’altra dal movimento amatoriale e master.In Italia ci sono stati fenomeni positivi di crescita sportiva emblematici, vedi il ciclismo con una marea di praticanti, amatori ecc… . Credo manchino a livello federale azioni più decise per dare avvio ad azioni concrete in tal senso. In ogni caso tanti auguri di successo per il lavoro che stai facendo.
    Mauro Bocchio vice pres.te Circolo Canottaggio Gruppo Volontari del Garda di Salò

  3. Carissimo Antonio colamonici,
    A me sembrano discorsi vaghi e generici. Calarsi nella realtà ligure è una cosa molto particolare. Il campo di pra non è mai all’altezza per fare canottaggio. Per te è più facile perché, parlando chiaramente, l’elpis dispone di un budget molto elevato (chiaramente aumentano personalmente dal suo presidente) e questo ti permette, oltre a permetterti con il terzo tuo stipendio di venire spesso a Genova, di comprare attrezzature collaboratori ecc ecc. Ma le società non sono tutte così e anche l’elpis ha le sue debolezze: ad esempio il presidente cambia ogni due anni. Gli allenatori, le società, i presidenti, gli atleti sono sempre a stretto contatto e anche se sarebbe un cosa straordinaria, nessuno Va davvero d’accordo con nessuno. Questa è la liguria e questa è genova. Divertiti per il tempo che la fortuna te lo consentirà perché allenatori ne sono passati non ultimo il buon Santaniello.
    Un caro saluto,
    Filippo

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